Il punto è che a Genova, in questi giorni, le più codificate, viete e trite formule di saluto sono state sostituite dalla frase in titolo, con a seguire riferimenti al numero di docce giornaliere e via dettagliando a seconda del grado di intimità/umidità.
Niente di nuovo, di dirà: già tanti tanti anni fa, estate 1987, io e alcuni miei amici facevamo a gara a chi, a sentire pronunciare la parola caldo, avrebbe formulato per prima il fatidico leitmotif: non è il caldo, ma l'umido!, con occorrenze significative che prevedevano l'inserimento dell'avverbio "tanto" tra la copula e il predicato nominale e la sostituzione della parola "umido" con "afa".
In Sardegna, fenomeni analoghi, sarebbero associati ai laghi artificiali, piccoli e grandi, realizzati per risolvere una delle grandi emergenze isolane: la siccità.
Ne parla, insieme ad altre cose, di interesse ben maggiore, Marcello FOIS nella acuta ricognizione di sarditudes costituita dal suo libriccino, pubblicato qualche mese fa, e che io ho letto solo ieri, In Sardegna non c'è il mare.
Consiglio vivamente di leggerlo, insieme all'altrettanto utile Viaggio in Sardegna, di Michela MURGIA, a tutti coloro che, andando in Sardegna, cerchino qualcosa di un po' più profondo, delle indigeste seadas/sebadas, con cui completano i loro finti pasti sardi, nei finti agriturismi sardi, sparpagliati quì e là, per l'isola.
Dati del 05/09/2008
| Temp.Max[C] | 29.1 |
| Temp.Min[C] | 23.3 |