domenica 7 settembre 2008

Non è il caldo, è l'umido! IN SARDEGNA NON C'E' IL MARE

Eh sì, signora mia!: da circa una decina di giorni a Genova il clima ricorda quello di Manaus nella stagione delle piogge o quello delle Maldive, quando ci si capita nella stagione sbagliata. Non sono mai stato in nessuna delle due mete citate, ma almeno per quanto riguarda l'Amazzonia posso vantare un passato di voracissimo lettore di Mister No, almeno fino al cinquantesimo numero. Non vi pare abbastanza? Beh, fa lo stesso.
Il punto è che a Genova, in questi giorni, le più codificate, viete e trite formule di saluto sono state sostituite dalla frase in titolo, con a seguire riferimenti al numero di docce giornaliere e via dettagliando a seconda del grado di intimità/umidità.
Niente di nuovo, di dirà: già tanti tanti anni fa, estate 1987, io e alcuni miei amici facevamo a gara a chi, a sentire pronunciare la parola caldo, avrebbe formulato per prima il fatidico leitmotif: non è il caldo, ma l'umido!, con occorrenze significative che prevedevano l'inserimento dell'avverbio "tanto" tra la copula e il predicato nominale e la sostituzione della parola "umido" con "afa".
Tale stato meteorologico, che prevede umidità superiore al 70%, minime notturne sopra i 22° e cielo costantemente bianco/grigio/talvolta tendente al nero, quasi assenza di ventilazione si installa piuttosto frequentemente da queste parti, al punto che esista una parola genovese che lo definisce in modo precisissimo: macaia.
E' probabile, peraltro, che non siano del tutto infondati i ricordi di tutti coloro (vecchi, anziani e persone di mezz'età, categoria nella quale io stesso sarei rientrato fino a un paio di decenni fa: adesso, a 44 anni, sono, secondo la dizione corrente, un ragazzo!) che almanaccano di estati lunghissime, secchissime, senza nemmeno una nuvola all'orizzonte per tutto il periodo tra maggio e ottobre. Sembra infatti (e sono studi a cui si dà scarsa diffusione) che l'effetto serra (non quello propriamente detto, quello dell'ozono ai poli, etc.), l'effetto cappa di afa, che caratterizza la Liguria per lunghi periodi estivi sia causato dalle tre potentissime centrali termoelettriche posizionate a Genova, pieno centro, sotto la Lanterna, Savona-Vado Ligure e La Spezia.
In Sardegna, fenomeni analoghi, sarebbero associati ai laghi artificiali, piccoli e grandi, realizzati per risolvere una delle grandi emergenze isolane: la siccità.
Ne parla, insieme ad altre cose, di interesse ben maggiore, Marcello FOIS nella acuta ricognizione di sarditudes costituita dal suo libriccino, pubblicato qualche mese fa, e che io ho letto solo ieri, In Sardegna non c'è il mare.
Consiglio vivamente di leggerlo, insieme all'altrettanto utile Viaggio in Sardegna, di Michela MURGIA, a tutti coloro che, andando in Sardegna, cerchino qualcosa di un po' più profondo, delle indigeste seadas/sebadas, con cui completano i loro finti pasti sardi, nei finti agriturismi sardi, sparpagliati quì e là, per l'isola.

Dati del 05/09/2008

Temp.Max[C]

29.1

Temp.Min[C]

23.3


Umid.med. [%] 90

sabato 19 luglio 2008

La casta? Non c'è più!

Com'è come non è, tutti i problemi e le questioni connesse all'esistenza in Italia di una classe politica privilegiata e inefficiente si sono dissolte come neve al sole da quando il governo Prodi se ne andato a casa lasciando il posto al ritorno trionfale di Berlusconi.
Il popolo, come sembra preferibile chiamare l'insieme dei cittadini da un po' di tempo a questa parte, non sembra minimamente in grado di mettere in connessione la questione giustizia con quella dei privilegi dei politici.
I privilegiati erano naturalmente gli altri, chi gli altri? gli altri, quelli che stavano al governo prima; e i tartassati e perseguitati dalla giustizia siamo noi, noi che siamo adesso al governo.
Se si tratta proprio di trovare una classe di privilegiati, andateli un po' a cercare tra gli statali-fannulloni che, com'è come non è, in quantitativi industriali, abbiamo pensato bene (noi, gli altri: i politici insomma) di immettere tra i ranghi dell'amministrazione pubblica nelle varie demeritocratiche infornate concorsuali.
Plotoni di persone che non sanno niente e non sanno fare niente e che obbligano quelli che qualcosa sanno e sanno fare a fare il lavoro di quattro.

domenica 13 luglio 2008

stranieri vs. italiani: what difference does it make?

Contrariamente a quello che gli italiani sono indotti a pensare guardando la televisione o leggendo i giornali, qualche reato (esisteranno ancora?) viene compiuto anche dai loro connazionali e non solo dagli stranieri.
Non parlo chiaramente di quelli compiuti dalle più alte cariche dello stato (vedi cronaca di questi giorni: ah, ma quelli non sono reati, ma persecuzione politica!), di quelli di mafia, ai quali siamo talmente assuefatti che probabilmente nelle redazioni dei giornali devono aver diramato qualche ordine di servizio che li confina a qualche trafiletto nelle cronache locali.
E' stato riportato ieri dai giornali che un disabile di 50 anni, dopo essere stato spogliato di tutti i suoi averi, compresa la casa, era costretto da una coppia, insediatasi a casa sua, a mendicare fino a sera alla Stazione Brignole, e a consegnare il frutto delle elemosine ai suoi aguzzini.
E' una vicenda tristissima, e mi sento a disagio anche solo a scriverne. I protagonisti sono tutti italiani, ma sarebbe stata orribile allo stesso modo se avesse riguardato cittadini stranieri.
Il diritto penale serve per questo. Le figure di reato, e le pene relative, sono indipendenti dalla nazionalità di chi li commette.
Non mi sento meglio o peggio sapendo che uno specifico crimine sia stato compiuto da un romeno, un maghrebino, o da un genovese, da un pugliese, etc. Non mi interessa proprio.
Non sono più incazzato se è uno straniero ad uccidere un italiano o un altro italiano: il dolore dei parenti non ha nazionalità.
Non parlo per snobismo: non sono proprio abituato a vedere le cose in quei termini.
Che differenza fa?
Che differenza fa?

pressione vs. oppressione

Che delle vicende giudiziarie di Berlusconi agli italiani non importi un fico secco non è necessario scomodare fini analisti politici per capirlo.
Io dopo quindici anni me ne sono fatto una ragione.
Ho anche dedotto che tutti quei bei principi: giustizia libertà stato di diritto, debbano essere ben poca cosa, se sono così agevolmente smantellabili con il consenso della maggioranza del Parlamento e anche degli italiani.
Mi sembra tutto talmente strano che talvolta mi trovo a pensare che non sia così improbabile la tesi del complotto ordita dai magistrati, dalla sinistra, da la Repubblica, dal Parlamento europeo e dai media di tutto il mondo, nei confronti di Berlusconi.
Bene!
Ma sembrava che gli italiani avessero deciso in massa di cambiare governo causa la perniciosissima oppressione fiscale a cui li sottoponeva il duo Padoa Schioppa-Visco, mentore Romano Prodi.
Di nuovo bene!
Sono trascorsi pochi mesi da quando il nuovo governo si è insediato, ma ha già messo le mani avanti per tutto il quinquennio della legislatura: nel DPEF si dice che la pressione fiscale non diminuirà nemmeno di un punto percentuale, secondo il gergo dei tecnici.
Ah certo, come dimenticarlo: l'ICI è scomparsa - era già stata tagliata del 40% e poi era forse l'unica tassa federale già bell'e pronta (la Lega cosa dice? niente) e poi c'è la robin tax; un nome più stupido, no? ma c'è? un giorno sì e uno no, quello che pare certo, lo dice Bankitalia, è che farà aumentare i prezzi.
Poi c'è Alitalia, che perde milionate di euro al giorno, solo per esistere! Ma quelle non sono tasse, sono solo servizi in meno nella sanità, nella scuola etc.
Ma come mai Emma Marcegaglia, che sia detto per inciso ha la mia stessa età e. oltre ad avere molti più figli di me, vi sembrerà strano, ha anche molti più soldi, non dice niente, che pure sembra sempre così pronta a dire la sua su tutto?
Come mai Confindustria, a cui Padoa Schioppa aveva concesso tagli ben consistenti di Irap e Ires, irragionevolmente direi, vista la nulla riconoscenza successiva, non dice niente?
Non si sente più oppressa da questa pressione?
Si lamentano invece, e molto, insieme a Confcommercio, del crollo dei consumi! Che strano, vero?
Devono essere proprio dei bei tipi questi italiani! I loro stipendi hanno il potere d'acquisto che avevano15 anni fa (Draghi dicet), sono tra gli ultimi posti in Europa, come redditi pro capite parametrati al potere d'acquisto: perché mai non spendono più soldi?
E colpa nostra, quindi, e mia soprattutto! Scusa Emma!

venerdì 11 luglio 2008

lobby

La lobby di sinistra italiana, ancorchè totalmente incapace di portare la sinistra al governo in Italia e soprattutto farcelo restare, incapace anche di farsi portavoce di idee considerate tradizionalmente "di sinistra" - esisteranno ancora? o fluttueranno chissàdove, lontane da noi, dalle nostre vite?, è, come tutti sanno, potentissima!
La sua potenza viene espressa al massimo grado, quando Berlusconi vince le elezioni - le vince spesso, tra l'altro, delle ultime cinque, ne ha vinte tre.
Oltre ad aver controllato tutto il mondo della cultura, e dico tutto, a partire dal dopoguerra, grazie ad una sorta di gentlemen's agreement che si attuò con i capi democristiani di allora: a noi il potere, a voi la cultura! La longa manu bolscevica si estendeva dappertutto: la scuola e l'università of course, l'editoria e i premi culturali, i giornali e la televisione.
Di questa sorta di monopolio non è dato vedere alcun risultato, forse che la propaganda non sia stata proprio di buon livello?
Anche la magistratura è naturalmente collusa con la lobby comunista. Anche qui qualche perplessità: ma come sarà che la sinistra non è maggioritaria al Consiglio Superiore della Magistratura? Ma ce l'hanno sempre con Berlusconi e quindi devono per forza essere comunisti.
La lobby di sinistra, in particolare quella espressa dal gruppo LA REPUBBLICA-L'ESPRESSO, è potentissima in Europa e nel mondo.
Qualunque provvedimento che venga deciso dai governi di Berlusconi viene condannato per partito preso, e solo perché è Berlusconi ad emanarlo.
Perché, ci si chiederà, in un Paese che ha delegato potere e riversato montagne di soldi alla malavita organizzata, attraverso gli appalti e la sanità, in almeno tre grandi regioni, bisognerà prendere misure così scandalosamente autoritarie nei confronti di minoranze etniche?
Lo vuole il popolo! Giusto sacrosanto! Ma per caso, un abitante di Reggio Calabria o di Agrigento non vorrà anche: - disporre di acqua potabile? - potersi rivolgere ad un ospedale della propria città, senza rischiare la vita e non vedersi costretto a venire a Milano, Genova, Bologna?
O anche: impiegare, utilizzando mezzi pubblici (treno+pullman), meno delle otto ore richieste attualmente per andare da Catania ad Agrigento?
Il mondo della sinistra, dei comunisti per intenderci, si espande a dismisura quando c'è Berlusconi al governo: nel plotone vengono assoldati, non certo per loro volontà, tutti quelli che osano esprimere qualche perplessità sul suo operato, ancorché si tratti di personaggi moderati e anche conservatori.
Lo odiano! Lo odiano! Sono prevenuti, sono interessati, sono influenzabili!
Sono tutti lettori di la Repubblica!
Exterminate them all!

sabato 19 aprile 2008

Re-issue! Re-package! Re-package! Re-evaluate the Songs

Un po' in sordina sono ricomparsi nei negozi di dischi e nelle grandi catene di elettronica (MEDIA WORLD, SATURN, etc), i dischi in vinile. Da RICORDI MEDIASTORE ci sono due scaffali a ricordo, forse, dell'ultima fase in cui si sono visti i 45 giri nei negozi, quando la distribuzione era diventata piuttosto rarefatta.
Che bello! Il vinile non è più nero ma quasi sempre colorato, il packaging è molto curato e compaiono etichette propagandanti un peso in grammi (di cui non serbo alcun ricordo) che dovrebbe convincerci definitivamente, se dubbiosi di procedere all'acquisto, della suprema qualità della merce in vendita.
Ma quanto costano?
Pochissimo!!!! Mediamente si sta intorno ai 20/25 euro, in alcuni casi si arriva ai 40/45 euro (ma sono quelli con grammature pazzesche e non so cos'altro, di cui si diceva sopra)
Gli intelligentoni devono lavorare tutti nelle case discografiche. Dopo averci convinto (senza neanche tanto sforzo, per la verità) a sostituire tutta la nostra collezione di LP (che poco prima dello loro scomparsa costavano intorno alle 15/18 mila lire) con i CD (10 mila lire in più rispetto al vinile, sempre intorno ai primi Novanta), nonché le videocassette con i dvd; non riuscendo a vendere più i CD, percepiti come troppo cari dalla maggioranza degli acquirenti, e cavalcando l'onda di una certa élite che ha proclamato la superiorità dei vecchi album sui cd, provano a spostare quote di mercato sul vinile. Ma in che modo?
Aumentando ulteriormente il prezzo dei già cari cd.
Vorrete spendere 38 euro per THE UNFORGETTABLE FIRE, MUSIC FOR THE MASSES e quant'altro? Noooo? Bé, io quando ho visto che ON THE BEACH di Neil Young costava solo 12 euro, per qualche secondo sono stato tentato di acquistare, ma poi ci ho ripensato e ho detto no!

domenica 13 aprile 2008

giovedì 30 agosto 2007

family day

Natalia Aspesi su "La Repubblica" del 24 agosto 2007:
.......................... omissis.......................
la violenza domestica è nel mondo la prima causa di morte per le donne tra il 16 e i 44 anni, più del cancro, degli incidenti stradali, delle guerre; in Italia nel 2005, nelle famose famiglie da family day, c'è stato un omicidio ogni due giorni, in sette casi su dieci la vittima era una donna.
.......................... omissis.......................

Sergio Solmi - L'esistenza individuale...

L'esistenza individuale non è un punto contemplativo nello spazio - come sogliamo rappresentarcela staticamente - né, come altra volta mi parve, una linea in progresso nel tempo - come sogliamo rappresentarcela dinamicamente. Non è un semplice specchio né una semplice serie di esperienze e di acquisizioni. E' piuttosto una macchina complessa e contraddittoria di compensazioni, che funziona ad un fine che le è inerente. Essa non aspira alla coscienza, al benessere, alla saggezza, alla potenza. Non aspira alla felicità. Sembra aneli soltanto a un difficilissimo equilibrio fra un certo numero di 'falsi scopi'. Chi crede di perseguire la gloria e la ricchezza, e in realtà mira a conservarsi in uno stato di agitazione permanente. Chi cerca unicamente la quiete, e si assicura invece una impercettibile agonia. L'esistenza si crea desideri apposta per non soddisfarli, l'impossibilità per potervisi urtare continuamente. Essa non vuole in realtà nulla di quanto inesauribilmente progetta, ma si appresta a nutrirsi delle dubitose transazioni fra progetto e realtà, talora della stessa inevitabile sconfitta. Quanti ardenti desideri, realizzati per isbaglio, ci hanno lasciati costernati e infelici! Scrutata a fondo, ogni vita è impossibile, è un ballerino sulla corda tesa. Ogni esistenza si muove su di una linea sottilissima: fra pareti illusorie di sogni, aspirazioni, progetti, orrori, rimorsi, delusioni, architettati unicamente ai fini di quell'inesplicabile equilibrio, che è la loro risultante infallibile.

da "Vecchi foglietti", in Poesie, meditazioni e ricordi, tomo II - Meditazioni e ricordi, Adelphi, 1984.

amy winehouse

"Il sogno rock si è miseramente infranto. Era una religione i cui adepti si sono dispersi. Solo ascoltando Amy Winehouse ho avuto la certezza che il rock può ancora generare un culto",
così George Michael, citato da Giuseppe Videtti su "Repubblica".

sabato 26 maggio 2007

NEW WAVE ONE HUNDRED: parte 3 (lettera C)



Cars (the) (US)

Just what I needed

1978

Nonostante un assetto tipicamente da rock band con spruzzate di sintetizzatori, quindi new wave, la loro ambizione era quella di costruire la perfetta canzone pop. O perlomeno quella di Ric Ocasek, il leader e autore di testi e musiche, la cui estetica visiva piena di glamour (l’etichetta potrebbe essere “cars and girls”) era largamente mutuata da quella di Brian Ferry e dai Roxy Music. La loro proposta fu di immediato riscontro, soprattutto in US, dove tutti i loro album furono almeno dischi di platino. Prima di affrontare progetti solisti paralleli, la band arrivò allo status da super-superstar con Heartbeat City, l’album (il quinto) del 1984, grazie ad una produzione megaleccata, a MTV che programmava i video altrettanto curati dei quattro singoli (top 40 in US) e, soprattutto, grazie ad aver incrociato il gusto di yuppies reaganiani e thatcheriani di metà anni ottanta. A quel punto andarono a far compagnia ad altre macchine-da-soldi come Dire Straits, Phil Collins, le cui musiche uscivano da automobili come la Volvo in voga in quegli anni. Per gli esistenzialisti da camera da letto c’erano gli Smiths, i Jesus and Mary Chain e i primi R.E.M.

China Crisis (UK)

Wishful thinking

1984

Nella piovosissima primavera del 1984 questa era una delle colonne sonore ideali: suoni morbidi virati sull’acustico come reazione all’eccesso di sintetizzatori e drum machines degli anni precedenti. Discretamente di successo. Si misero subito dopo nelle mani di Walter Becker degli Steely Dan.

Clash (the) (UK)

London calling

1979

The ice age is coming, the sun's zooming in/Meltdown expected the wheat is growing thin
Engines stop running but I have no fear/'Cause London is crowning and I live by the river
London calling to the imitation zone/Forget it brother, you can go it alone
London calling to the zombies of death/Quit holding out and draw another breath
London calling and I don't wanna shout/But while we were talking I saw you noddin' out
London calling, see we ain't got no highs/Except for the one with the yellowy eyes
The ice age is coming, the sun's zooming in/Engines stop running the wheat is growing thin
A nuclear error but I have no fear/'Cause London is drowning and I live by the river
Now get this/London calling yes I was there too
And you know what they said - well some of it was true/London calling at the top of the dial
And after all this won't you give me a smile?
I never felt so much like...

Da uno dei più celebrati album di tutta la musica rock – sta sempre in cima nelle liste dei dischi più importanti di sempre, insieme a Beatles, Beach Boys, Van Morrison, etc.
Straordinariamente e velocemente transitati dalla ribellione “without a cause” del primo omonimo primo album, ad una piena consapevolezza politica e sociale unita ad un’assimilazione altrettanto prodigiosa di stilemi musicali più svariati, i Clash di London Calling rappresentano una delle acquisizioni più imprescindibili della musica del periodo.
Dal caleidoscopio dell’album, ecco l’apocalisse a tempo di marcia, piena di rabbia lucida ed intelligenza, di urgenza tesa e angoscia partecipata del singolo: Radio Londra ai tempi della catastrofe nucleare. Da mandare a memoria: capolavoro!

Classix Nouveaux (UK)

Guilty

1981

Come per To cut a long story short e per Planet Earth, non si riusciva a stare fermi: in discoteca nel 1981 andavano brani come questi.
Costituivano una sorta di seconda linea del plotone new romantic: non propriamente di successo, ma molto popolari, perlomeno nelle radio italiane, con Guilty. Sal Solo, mantello e “pelata”, una via di mezzo tra Nosferatu e Von Stroheim in Sunset Boulevard, ma molto più giovane, era il “leader of the pack”. Non andò oltre il 43° posto in UK. Il video, ambientato in una discoteca, merita per una ricognizione dello stravagante abbigliamento dei presenti.

Collins, Phil (UK)

In the air tonight

1980

Gli venne molto bene. Per il suo esordio da solista Phil Collins crea un paesaggio sonoro disturbato e sinistro, più vicino alle realizzazioni elettroniche del periodo, in cui si può cogliere anche un apparentamento con Peter Gabriel, per il quale aveva collaborato a pieno servizio nella realizzazione del terzo album qualche mese prima. Insieme a Gabriel e all’ingegnere del suono, Hugh Padgham, sperimentarono per la prima volta quel particolare suono di batteria senza riverbero, che troverà la più efficace espressione in In the air tonight. Questo artificio diventerà un marchio di fabbrica di Collins: gli esempi più noti sono Mama dei Genesis e I know there’s something going on di Frida.
La canzone ebbe immediata enorme popolarità, con grande successo dappertutto, e andò in classifica anche in Italia.

Cooper, Alice (US)

Clones (We're all)

1980

Non se lo ricorderà quasi nessuno ma anche Alice Cooper attraversò una fase new wave. Qui ricorda molto Gary Numan. Si segnala il video in cui si presenta ricoperto di cuki nel ruolo previsto dal testo della canzone: l’inquadratura fissa per tutta la durata del video non aspira in alcun modo ad artistici piani sequenza, ma denuncia unicamente lo scarso credito commerciale di cui godeva Cooper all’epoca presso i suoi manager; si capisce tra l’altro perché MTV, nei suoi primi anni di vita, trasmettesse esclusivamente video inglesi.

Costello, Elvis (UK)

Alison

1977


Oliver’s army

1979

E’ verosimile che il termine new wave sia stato coniato per definire la musica di Elvis Costello, non esistendo una parola per chi, pur provenendo dalla scena punk, del punk aveva mantenuto solo l’atteggiamento lasciando alle spalle il furore iconoclasta. Riverito fin dalla pubblicazione del primo album, My aim is true, e subito sistemato tra i grandi grazie ad un’insolita qualità di scrittura, letteraria e ironica, già evidente in quello che è considerato il suo primo classico, Alison. Ripresa nel 1979 da Linda Ronstadt, è una storia di amore-odio, di amore deluso o non corrisposto, con sottotesto di sardonica amarezza.
Oliver’s army, da Armed Forces del 1979, sotto l’aria scanzonata e orecchiabile esprime una forte presa di posizione antimilitarista, criticando il reclutamento di giovani nelle forze armate, sfruttando la forte disoccupazione degli anni settanta in Inghilterra: l’Oliver del titolo è Oliver Cromwell, il personaggio storico che nel 1648, grazie alla Glorious Revolution, per un trentennio fece fuori la monarchia inglese e a cui viene fatta risalire la consuetudine di assoldare ragazzi adolescenti nell’esercito.

Culture Club (UK)

Do you really want to hurt me

1982


Karma Chameleon

1983

La produzione dei Culture Club potrebbe apparire un po’ fuori catalogo rispetto alla sezione in cui ci troviamo se non fosse che Boy George, prima di conoscere la fama planetaria, aveva già fatto una comparsata con i Bow Wow Wow ed era una presenza costante nelle serate londinesi del Blitz, il locale da cui si diffuse il verbo new romantic. Quando Do you really want to hurt me esplose nelle classifiche inglesi, Boy George si ritrovò ad essere una celebrità da un giorno all’altro: grazie ad un umorismo spigliato e alle risposte taglienti diventò uno dei beniamini non solo della stampa musicale ma anche di quella leggera, che in Inghilterra ha un seguito enorme. Nonostante gli sguardi stupiti e forse scandalizzati dei benpensanti che si ripetono all’apparire di Boy George nel video di Do you really want to hurt me, il travestitismo di Boy George dovette risultare piuttosto accettabile al punto da diventare un beniamino dei bambini; E che risultasse poco pericoloso e quasi innocuo ne è testimonianza anche l’enorme successo che accolse i Culture Club negli Stati Uniti.
Se non si hanno prevenzioni nei confronti della musica pop, non si potrà non apprezzare il perfetto marchingegno che sostiene l’intelligente leggerezza delle due canzoni, tra le più popolari del periodo, al primo posto in un’infinità di classifiche sparse per tutto il mondo.

Cure (the) (UK)

Boys don’t cry

1979


A forest

1980

…..…..
The sound is deep
In the dark
………

(A Forest – The Cure)

In questi due singoli dei Cure ancora bambini vengono fissati i parametri del template di suono su cui sarà impostata tutta la produzione successiva: linee di basso cupe e potenti, strati sovrapposti di chitarre, e un bel beat ritmico che spesso porta a muovere i piedi, con sintetizzatori che sottolineano sottofondi morbosi e dilaniati. La vocina acidula e tendente alla lacerazione di Robert Smith salmodia quadri di desolazione alienata e di spleen esistenziale. Grandissimo gruppo da singoli, unita alle caratteristiche elencate sopra, i Cure possedevano un gusto speciale per la canzone pop con bei fraseggi di chitarra e ritornelli memorabilissimi, di cui Boys don’t cry, è un primo acerbo esempio con reminiscenze anni sessanta. A tale talento si deve la trasformazione dei Cure nella band alternativa di maggiore successo, con vendite milionarie e singoli top ten negli Stati Uniti tra le fine degli anni ottanta e i primi novanta.

domenica 20 maggio 2007

NEW WAVE ONE HUNDRED: parte 2 (lettera B)

Bauhaus (UK)

Bela Lugosi’s dead

1978


Ziggy Stardust

1983

Bela Lugosi's dead/Undead undead undead

Il dark comincia da qui. Basso cupissimo, echi e riverberi dub, drum machines e androginia simil-Bowie. Di Bowie ripresero Ziggy Stardust, che diventò il loro maggiore hit, subito prima dello scioglimento. Breve apparizione all’inizio di The Hunger (Miriam si sveglia a mezzanotte) del 1983, dove eseguono Bela Lugosi’s dead.

Beat, the (UK)

Mirror in the bathroom

1980

Non tragga in inganno la terza posizione dei Beat, alle spalle di Madness e Specials, nelle olimpiadi del revival ska, con i quali, insieme ai Selecter, condivisero, almeno agli inizi, quando stavano tutti nell’etichetta 2-Tone, il progetto di fondere ballabilità e testi impegnati contro il razzismo. Il primo album, autentica fucina di singoli reali e potenziali, rappresenta un ascolto imprescindibile per comprendere l’esperienza ska (una sorta di reggae accelerato) inglese e suona freschissimo ancora adesso. Mirror in the bathroom, contrariamente ad altri pezzi, ha a che fare con temi più individuali come il senso di alienazione e paranoia indotte, ma non si evince direttamente dal testo, dall’abuso di cocaina.

4° posto in Regno Unito.

B-52’s, the (US)

Dirty back road

1980


My private Idaho

1980

In Italia, nella prima fase, furono divulgati attraverso i due pezzi segnalati, dal secondo album, Wild Planet. Esemplificano chiaramente il loro stile, pieno di reminiscenze pop anni sessanta, rockabilly ed energia che porta a saltellare allegramente dall’inizio alla fine, talvolta su tempi robotici e cadenzati come in Dirty back road. I testi tendevano al surreale e al nonsense, ma gran parte della riuscita del progetto si doveva al contrasto creato dalla stentorea voce maschile e dai ghirigori armonici delle due voci femminili insieme ad un assetto visuale pieno di glamour e di ironia, con tanto di improbabili parrucche, da cui il nome del gruppo .

Dalla collaborazione con David Byrne, da cui sarebbe stato lecito aspettarsi faville, uscirono intristiti (Mesopotamia); nel 1989, dopo una serie di prove incolori, rimessi a lucido dagli sforzi congiunti di Don Was e Nile Rodgers, facendo sembrare, tuttavia, che non era cambiato quasi nulla dai loro primi tempi felici di dieci anni prima, sbancarono le classifiche con Cosmic Thing e due singoli best seller.

Big Country (UK)

In a big country

1983

Erano quelli che suonavano le chitarre in modo che sembrassero cornamuse ma anche violini (con l’e-bow). Dopo tutta l’effeminatezza new romantic, si risentì l’odore di ferormoni maschili esaltati da un look camicie a quadri-jeans-stivali, stile cowboy delle Highlands e dalla voce stentorea di Stuart Adamson. Nel titolo segnalato, quasi eponimo, si riconoscono la magniloquenza epica delle chitarre e la marzialità delle ritmiche, tipiche della band. Il pubblico gradì moltissimo, tenendo il primo album, The Crossing, per quasi un anno e mezzo in classifica in UK e mandando in top ten quasi tutti i singoli tratti dai primi tre album. Non c’erano grandi idee però, e nonostante le vendite, già il secondo album affondava nella noia di un suono monocorde.

Stuart Adamson, fondatore, cantante e chitarrista della band, si suicidò nel 2001 alle Hawaii, a seguito di gravi problemi di dipendenza da alcool.

Blancmange (UK)

Living on the ceiling

1982

Usciti dal cappello magico del technopop, si distinguevano per uno stile più nervoso, con trame elettriche in cui confluivano anche strumenti orientali con effetti di esotismo, ritmiche spezzate e meno prevedibili della media. Il loro momento fu tra il 1982 e il 1984, un paio di album di successo e una manciata di singoli in classifica, di cui Living on the ceiling fu il maggiore (n. 7 e 14 settimane in classifica)

Blondie (US)

Hanging on the telephone

1977


Heart of glass

1979

Qualcuno nei piani alti delle case discografiche doveva aver scoperto a quali attività indugiano gli adolescenti oltre ad ascoltare musica pop. L’immagine di Debbie Harry, front-woman dei Blondie, sembrava costruita apposta per soddisfare anche i bisogni di autoerotismo degli adolescenti maschi, - Il laureato, come genere.

Provenienti dalla scena punk newyorkese del CBGB’s, virarono verso un pop di grande efficacia, la cui formula raggiunse la perfezione in Parallel lines, l’album del 1978, che esprimeva l’immediatezza della tradizione armonica del pop anni sessanta ricontestualizzata in ambito new wave, unita ad una certa speditezza moderna e con ritmiche che pescavano dappertutto. Contrariamente a quanto dichiarato dal titolo dell’album, tutto convergeva magnificamente, anche il crossover disco di Heart of glass, che impose finalmente il gruppo anche negli Stati Uniti dove, nonostante il successo inglese, risultavano dei perfetti sconosciuti. Andò tutto molto bene per un paio di anni (una mezza dozzina di singoli che rimangono tra le canzoni più popolari del periodo), poi lo scioglimento.

Boomtown Rats (Irlanda)

I don’t like Mondays

1979

Bob Geldof, prima di dedicarsi a grandi progetti umanitari, faceva la popstar a tempo pieno; con il suo gruppo si trasferì da Dublino a Londra in cerca di notorietà, in pieno furore punk, nel 1976. Transitò velocemente a forme rock più tradizionali, con nessuna influenza specifica nettamente individuabile. Tra la fine del 1978 e il 1980, i Boomtown Rats erano presenze abituali nelle classifiche inglesi. I don’t like Mondays, rimane la loro canzone più memorabile, grazie anchead un video di David Mallet, in cui per la prima volta veniva raccontata una storia; il titolo della canzone è la risposta data alla polizia da una ragazza di 16 anni che nei pressi di San Diego nel 1976 cominciò a sparare in una scuola vicino a casa, uccidendo due adulti e ferendo otto bambini; di questa vicenda parla la canzone.

Bow Bow Bow (UK)

Chihuahua

1981

Primo progetto post-Sex Pistols di Malcolm McLaren; stavano nel reparto ritmi tribali e schitarrate, non propriamente l’opzione preferita di chi ama le melodie, tipicamente assenti. Il pezzo proposto, contrariamente agli altri, suona quasi melodico; il video relativo ce lo fece vedere qualche volta Carlo Massarini a Mr. Fantasy.

Sarebbe dovuto toccare loro il successo che invece andò ad Adam Ant, se insieme alla band fosse rimasto anche lui. Andò diversamente: Adam Ant, in cerca di successo dopo lo scarso entusiasmo commerciale suscitato dal suo primo disco, si rivolse a Malcolm McLaren, il produttore dei Sex Pistols, ormai disciolti. A McLaren, Adam Ant non piacque, si tenne la sua band e lo licenziò, sostituendolo con Annabella Lwin, quattordicenne, originaria della Birmania dalla parte di padre. Tra scandali veri o creati ad arte, principalmente dovuti alla minore età della cantante, il progetto di McLaren, fece molta fatica a decollare; quando finalmente, al sesto tentativo (Go wild in the country), entrarono nella top ten inglese, i pezzi migliori erano già andati, e faticarono a mantenere la notorietà, che si reggeva, comunque, su elementi extramusicali.

Bowie, David

Sound and vision

1977


Fashion

1980

“… Bowie was one of the most influential musicians in rock, for better and for worse. Each one of his phases in the ‘70s sparked a number of subgenres, including punk, new wave, goth-rock, the New Romantics, and electronica. Few rockers ever has such lasting impact.” S.T. Erlewine, All Music Guide to Rock, 2002

In principio fu… David Bowie: se rimane controverso l’apporto originale di Bowie alla musica rock - molti sostengono, per esempio, che fu solo un abile utilizzatore di materiali altrui, è unanime la tesi che il suo ultimo contributo di una qualche originalità fu Scary Monsters, l’album del 1980. In particolare tra la pubblicazione di Low e quella di Scary Monsters, il prestigio di Bowie era al massimo: sistemandosi a Berlino con Brian Eno e accogliendo di lì a poco anche Robert Fripp, si mantenne non solo arbiter indiscusso del gusto e di atteggiamenti estetici, ma anche artefice di scenari sonori, che altri avrebbero calcato solo molto tempo dopo, trovando anche il tempo di far rinascere Iggy Pop, analogamente a quanto fatto cinque anni prima con Lou Reed (“From station to station/back to Dusseldorf City/
Meet Iggy Pop and David Bowie”, cantavano i Kraftwerk).

In Sound and vision, primo singolo da Low, la voce di Bowie si comincia a sentire a metà canzone e non rallegra più di tanto l’atmosfera malata imbastita da distorcenti batterie da marcia militare, l’ossessivo suono dei piatti, un accattivante riff di chitarra e un simil-violino elettronico che fa filtrare una luce fredda e altrettanto morbosa. Ai funzionari della RCA, a cui versimilmente il primo ascolto di Low doveva aver fatto imbiancare e cadere tutti i capelli, il terzo posto di Sound and vision, in Inghilterra - erano quattro anni che un pezzo originale di Bowie non andava così in alto in classifica, risultò oltremodo inaspettato, placandoli temporaneamente.

Fashion, il secondo singolo tratto da Scary Monsters, che palesa più di una risonanza da Golden years, tranne che per l’eccellente lavoro chitarristico di Robert Fripp, apre e chiude i conti con l’appena nato movimento new romantic: Steve Strange, leader dei Visage, compariva nel video di Ashes to ashes, e in quello di Fashion si vedono freak in coda per entrare in discoteca, vestiti in abiti vittoriani, che ricordano una corte dei miracoli. L’ironia di Bowie (“turn to left/turn to right, talk to me don’t talk to me, dance with me don’t dance with me”) tutta tesa a mettere in evidenza la stupidità della moda, rimase lettera morta: Fashion venne utilizzata a lungo sulle passerelle che la canzone metteva alla berlina e diventò l’inno dei ragazzi che frequentavano il Blitz, il locale di Londra, da cui si diffuse il verbo new romantic.

venerdì 18 maggio 2007

oggi mi piace: As if I asked a common Alms (323) - Emily Dickinson

Come se avessi chiesto l'elemosina
e nella mia mano sorpresa
uno straniero deponesse un regno
lasciandomi smarrita
Come se avessi chiesto
all'Oriente un mattino
e - levate le dighe purpuree
mi schiantasse con l'alba


As if I asked a common Alms,
And in my wondering hand
A Stranger pressed a Kingdom,
And I, bewildered, stand -
As if I asked the Orient
Had it for me a Morn -
And it should lift its purple Dikes,
And shatter me with Dawn

Inventò la tridimensionalità. Dopo aver letto le sue poesie poté sembrare che le parole fino a quel momento non avessero avuto profondità spaziale: non solo ogni parola era di nuovo vergine, come se non fosse mai stata usata, ma veniva combinata insieme ad altre per creare variazioni iridiscenti, inudite prima.
Da leggere Tutte le poesie nel Meridiano Mondadori, curato da Marisa Bulgheroni, di cui è necessaria anche la lettura di Nei sobborghi di un segreto, la biografia della "reclusa di Amherst", Mondadori.

mago zurlì, mariele e richetto

Anche ascoltate da grandi, rimangono delle e vere e proprie delizie, sia per i testi che per le tenere interpretazioni. Ognuno si ricorda quelle di quand'era bambino, e per quanto mi riguarda, quella più recente di mia conoscenza è Cocco e Drilli, la vincitrice del 1974.
All'inizio del 1970, ricordo solo che era un tardo pomeriggio di inverno, ricevemmo la visita di due signori elegantemente vestiti; dopo un po' che se ne stavano a parlare in salotto con mia madre, fui invitato ad entrare nella stanza perché i due signori volevano conoscermi. Non pensate cose sgradevoli, si trattava di due selezionatori dello Zecchino d'Oro. Ero molto ''vergognoso' e mi rintanai da qualche parte e non volli più uscire finché non se ne furono andati. Lasciarono un libro sullo Zecchino d'Oro un lp che conteneva tutte le canzoni finaliste dell'edizione del 1969. Devo averlo sfogliato parecchio in quel periodo, perché conservo un ricordo preciso di tutte le foto riportate, tra cui quelle di tutti i partecipanti fino al 1969.
Non seppi mai perché vennero a casa mia; vabbé che ero molto bello ...
Qualche anno prima mi era stato regalato un 45 giri che conteneva Il dito in bocca su un lato e sull'altro Il dodicesimo, dell'edizione del 1966: mi piacevano tutte e due, ma il mio preferito era il secondo, perché nel testo si parlava di 12 fratelli che formavano una squadra di pallone e il più piccolo, il dodicesimo, poteva solo fare il tifo. Poiché io ero e sono l'undicesimo di undici fratelli e sorelle, si capisce come mi appassionassi!
Tra il 1967 e il 1970 andavo allegramente all'asilo: tra le canzoni che ci facevano cantare insieme a La bella lavanderina, La danza del serpente, Son tre notti che non dormo... e La battaglia di Magenta, c'erano naturalmente quelle dello Zecchino d'Oro. E si dà il caso che nell'edizione 1968 dello Zecchino d'Oro furono presentate forse quelle che sono tutt'ora le due canzoni, così mi dicono i miei amici con bambini piccoli, da loro preferite: 44 gatti e il Valzer del moscerino.

1.

44 gatti

Barbara Ferigo

1968

2.

Volevo un gatto nero

Vincenza Pastorelli

1969

3.

Il dito in bocca

Angiolina Gobbi e Alessandro Ferraro

1966

4.

Il valzer del moscerino

Cristina D’Avena

1968

5.

Popoff

Walter Brugiolo

1967

6.

Il caffè della Peppina

Marina D'Amici e Simonetta Gruppioni

1971

7.

Il pulcino ballerino

Viviana Stucchi

1964

8.

La giacca rotta

Raymond Debono

1962

9.

Il pesciolino stanco

Maurizio De Maurizi

1969

10.

Cocco e Drilli

Maria Federica Gabucci, Sabrina Mantovani, Claudia Pignatti e Alessandro Strano

1974



lunedì 14 maggio 2007

oggi mi piace: Storia di una donna che ha amato due volte un uomo che non sapeva amare - Patty Pravo

.......................
E ora...

Che cosa noi abbiamo ( ... ) rimane
E ti ho voluto io così
Mi mandi mazzi di fiori e dischi di Mozart
E pensi che sia felice così
E così sia
Se andiamo avanti di prima che resta
Ma io salvo il passato per me
Ti lascio l'ultimo dono d'amore
Ti lascio il giusto ricordo di me
...........................
Molto tempo prima che smettesse di pronunciare la 'r' - con la 's' qualche problema ce l'aveva già allora: all'inizio di Per te, "Stai dormendo..." diventa "thtai..." nelle esibizioni dal vivo a Canzonissima '70 e a Senza rete; in Non ti bastavo più si sentiva facilmente un "bathtavo", e così via.
Esattamente quarant'anni fa, a 19 anni si inventava quel doppio registro di voce in Se perdo te, rendendo un servizio eccezionale ad un testo, che pur bello, dava sempre la sensazione di precipitare nel retorico. In quella voce sopra le righe si compiva lo strazio e la lacerazione d'amore, esattamente come proposto dal testo. Gliel'avranno anche detto di farla così, ma provate a vedere cosa viene fuori se la stessa cosa la fate fare a Laura Pausini, o ad Anna Oxa.
La sua apparizione a Canzonissima '68 con Sentimento, fu responsabile di un vero shock estetico in me quattrenne: mi aspettavo che sarebbe ricomparsa ogni sera, prima delle preghiere all'angelo custode .
A5 anni dall'esordio aveva già compiuto un percorso artistico completo, lasciandosi alle spalle le pose yé-yé, ultima occorrenza: Il paradiso, ed era giunta ad un repertorio da Signora della canzone, con dispendio di vibrati nell'interpretazione, recitativi melodrammatici, riletture di Brel e Ferré.
Il titolo di oggi costituisce un bell'esempio di Patty nel suo 'periodo francese', parole sue, che racchiude la sua produzione Philips tra il 1971 e il 1972. Questo 'epos' chilometrico (testo di Pallavicini, musica di Shapiro), in cui la lunghezza del titolo è perfettamente speculare alla lunghezza della canzone, che dura quasi 9 minuti, Patty dà sfoggio dello stile interpretativo che abbandonerà già nel 1973, con il rientro alla RCA, causa lo scarso riscontro commerciale dei tre album pubblicati con la Philips.
Incorniciata ancora bambina in etichette limitanti (la ragazza del Piper) e subito dopo aggettivata iperbolicamente a suon di unica irripetibile stupenda che finirono per fare tutt'uno con il nome, associata a sostantivi astratti precariamente vuoti di senso quali trasgressione, imbalsamata è finita per diventarlo nel vero senso della parola, visto che da qualche anno non è probabilmente in grado di muovere nemmeno un muscolo del viso a forza di lifting e iniezioni di botox.
Uno dei più grandi e sottovalutati geni dell'italica canzonetta. Fin dall'inizio diede l'impressione di sapere già tutto, che non avesse bisogno di imparare nulla, che l'arte fosse connaturata in lei e non credo che c'entrassero granché le passeggiate con Ezra Pound e i pomeriggi trascorsi a fare i compiti nel salotto di Peggy Guggenheim. Lei non studiò la Divina Commedia o al limite Dante come tutti noi, lei studiò dantismo.



10 canzoni (per me)...

...che, italiane e dopo il duemila, mi hanno fatto alzare la testa da quello che stavo facendo.

Occhi da orientale

Daniele Silvestri

La guerra è finita

Baustelle

Solo un sogno

Pacifico

Di sole e di azzurro

Giorgia

Le mie parole

Samuele Bersani

Luce (tramonti a nord-est)

Elisa

Gocce di memoria

Giorgia

E’ non è

Niccolò Fabi

Cose che cambiano tutto

Diego Mancino

Morirò d’amore

Giuni Russo

domenica 13 maggio 2007

oggi mi piace: Looking at tomorrow (the Farewell song) - The Beach Boys

da Surf's up (1971)

Ive been laying on my back
Like a freight train off a track
Trying to find a job to fit my trade
With the morning sun come round
Well Ill be covering plenty of ground
And I dont need nobody to pay my aid
Mmmm pay my aid
Now bess and me were feeling bad
And all the good jobs they were had
I had to take to sweeping up some floors
Well I dont mind that so much
Or the changing of my luck
But you know I could be doing so much more
Ba ba ba ba ba ba ba ba
Ba ba ba ba ba ba ba ba
Bip bip bip bip bip bip bip bip bip boo
Well Ill be coming home tonight
And everything will be all right
And well be looking at tomorrow


Il surf era già finito da qualche anno, quando si erano inventati la canzone-paradiso perfetta, God only knows: non c'è il lavoro, se non fare le pulizie, ma quando tornerò a casa stasera, tutto andrà bene, e spererò nel domani...
Il ba ba ba ba più desolato e angosciante che si sia sentito nella musica pop.

oggi mi piace: The things I miss - My Bloody Valentine (1987)

Prima che si avventurassero a perlustrare territori mai esplorati prima, in cui si sarebbero mossi in molti negli anni a venire (dreampop, trip-hop), prima che riuscissero a tirare fuori melodie infarcendo le loro composizioni di controtempi e dissonanze ... in un EP pubblicato subito prima di ISN'T ANYTHING, ECSTASY, si trovava anche questa, che risente ancora un po' del feedback dei fratelli Reid in Psychocandy, ma dà comunque l'impressione di essere qualcosa di diverso e autonomo.
Più che un muro-del-suono, quello che circonda i due amanti, protagonisti della storia, è un mare di filo spinato ...


Ride the waves goodbye
Walk the silver sand
Come with me, walk with me
To another land

We could never be
Barely cannot see
Take my hand, Ill bring you there
A place we've never seen

But the touch of your kiss
(will) leaves me in a mess
The things I miss

Now the stars will shine
Taste your melting smile
Floating down into my arms
Your lips are touching mine

Stars will comb your hair
We will always be
Together there forever more
Away from misery

But the touch of your hand
Will make me understand
The things I miss
Or the touch of your kiss
Leaves me in a mess
The things I miss
Or the touch of your hand
Will make me understand
The things I miss